Non è mica una cosa seria!
Non sono Evtusenko... che dio l'abbia sempre in gloria! Il suo dio... sarà credente?
Ecco meglio che non comincio a divagare sennò è la fine... salto di palo in frasca e poi mi ritrovo a parlare delle guerre puniche, chè, ci metto poco ad arrivarci!
Ogni riferimento a fatti cose persone NON è casuale. E fatemi pure causa.
Tante me le invento di sana pianta. Ma le ho sognate, quindi l'ho vissute.
Chi era che diceva “ se tu questa cosa l'hai sognata, io l'ho vissuta"!? Mica me lo ricordo!
E' che io a volte, da brava terrona, ci ho (ci ho, mi piace più di c'ho, suona meglio) il melodramma nel DNA, quella rassegnazione, di non cristiana, di cui parla tanto bene Levi in “Cristo si è fermato a Eboli”.
Però son pure buffona ed è meglio prendere le cose buffoneggiando.
Una risata salverà il mondo.
Va bene, confesso perché lo sto facendo... sto infestando un forum con tutte le mie peripezie. So pure contenti, dicono che scrivo bene e faccio ridere... però... però... non vorrei monopolizzare.
Alla fine io ce l'ho uno spazio mio.
E...
...QUESTA E' CASA MIA E FACCIO COME CAZZO ME PARE!
domenica 29 aprile 2007
sabato 14 aprile 2007
Specchi
Pervye svidanija
“Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.
Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e – Dio mio! – tu eri mia.
Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tu svelò
il proprio nuovo significato: zar.
Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.
Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.”
(Tarkovskij - padre e figlio -)
Fiat Lux
Ascoltami soltanto respirare
Anche se questo non prova nulla
In mezzo ai miei circoli
Anche se non sono il loro centro
Immobile
Attendo.
Se vieni...
Vieni portando con te la LUCE
Disperdi le mie ombre
Conta le miei tacche
Spalancami
Apri il mio più recondito
Nascondiglio e leggimi ad alta voce
Così che io possa ascoltarmi...
Se te ne vai chiediti...
Chi fra noi due è l'amato?
Che fra noi due credi sia l'amato?
Anche se questo non prova nulla
In mezzo ai miei circoli
Anche se non sono il loro centro
Immobile
Attendo.
Se vieni...
Vieni portando con te la LUCE
Disperdi le mie ombre
Conta le miei tacche
Spalancami
Apri il mio più recondito
Nascondiglio e leggimi ad alta voce
Così che io possa ascoltarmi...
Se te ne vai chiediti...
Chi fra noi due è l'amato?
Che fra noi due credi sia l'amato?
venerdì 13 aprile 2007
sabato 7 aprile 2007
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