martedì 30 gennaio 2007

Al di la dello specchio...


... il volto è una maschera.
Si dice che la maschera serva a nascondere la personalità.
Sbagliato.
Con la maschera, posso essere veramente me stessa.

lunedì 29 gennaio 2007

Sono triste...

... di quella tristezza che ti fa venire voglia di spezzarti il mignolo in tre pezzi.

domenica 28 gennaio 2007

Ciao Lele...



... ci vediamo nel prossimo sogno!

martedì 23 gennaio 2007

"Dillà e Diqqua"


Si chiama "dismorfia" un disturbo visivo, che fa sì, che io veda la mia immagine riflessa... che si allarga e si restringe, come se la superficie riflettente fosse liquida. Come se mi riflettessi negli specchi deformanti.

Ma perchè devo essere io ad avere un disturbo?
Si sbagliano, non ho le allucinazioni.
Esiste un mondo "AL DI LA DELLO SPECCHIO".
Ogni tanto vuol venire fuori, e allora mi sembra che sia la mia immagine a distorcersi.
No.
E' la realtà che si piega, lo spazio e il tempo che si curvano.
Per mescolare un po' i due mondi.

continua

domenica 21 gennaio 2007

FantaCucina


Ecco la mia Baccador tutta vestita di verde e d'argento e cinta di fiori!
E' apparecchiata la tavola? Vedo crema gialla e miele, e pane bianco e burro;
vedo riuniti assieme latte, formaggio, verdi erbe e bacche mature.
Sarà sufficiente per noi? E' pronto il nostro pranzo?
Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien
Crema gialla

Ingredienti:

6 tuorli d'uovo
500 ml di latte scremato
150 gr. di zucchero
130 gr. di farina
1 pizzico di sale
1 scorza di limone gratugiata
2 cubetti di cioccolato bianco (circa 20 gr.)
Preparazione:
Sbattere i tuorli d'uovo fino ad ottenere una spuma soffice. Unire il latte, lo zucchero, la farina, il sale e la scorza di limone e amalgamare bene il tutto con un cucchiaio di legno.
Porre il tutto sul fuoco, a fiamma bassissima, aggiungere il cioccolato, per circa 10 minuti cercando di non portare all'ebollizione.
Togliere dal fuoco quando il tutto sarà ben amalmagato e senza grumi e fate raffreddare.

mercoledì 17 gennaio 2007

Il bambino con i chiodi negli occhi

"Il bambino con i chiodi negli occhi
piantò il suo alberello,
ma questo cresceva di sbiego,
perchè egli era cieco."
(Tim Burton - La morte malinconica del bambino ostrica e altri racconti)

lunedì 15 gennaio 2007

Segreti...

Nella memoria di ogni persona ci sono cose che non si confidano a tutti.
Alcune cose si confidano solo agli amici.
Altre cose non si confidano nemmeno agli amici, ma solamente a se stessi ma in gran segreto... sussurrando.
Ce ne sono infinite altre che si ha paura di confessare addirittura a se stessi.

Parlando di sè a sè non si può fare a meno di mentire, a volte.

Vorrei provare, senza aver paura, a dirmi tutta la verità. Perlomeno a me.

Lo scopo


[...] L'uomo ama creare e aprirsi delle strade, su questo non c'è dubbio. Ma allora perchè egli ama tanto il caos e la distruzione? Ecco ditemelo un po' voi! Ma a questo proposito vorrei dire la mia. Se egli ama tanto la distruzione e il caos (giacchè non c'è dubbio che talvolta egli li ami davvero tanto; è proprio così), non è forse perchè egli ha istintivamente paura di raggiungere lo scopo e di portare a termine l'edificio che sta creando? Difatti che ne sapete voi, potrebbe benissimo darsi che quell'edificio egli lo ami solamente da lontano, e per null'affatto quando lo vede da vicino; potrebbe darsi che egli ami solo costruirlo, crearlo, ma non viverci, e lo voglia lasciare perciò aux animaux domestiques, quali ad esempio potrebbero essere le formiche, i montoni, ecc. ecc. Ecco, le formiche per esempio hanno dei gusti tutt'affatto diversi. Esse hanno già un meraviglioso edificio che è proprio di quel genere lì, ed è altresì eternamente indistruttibile, il formicaio.
E' dal formicaio che hanno cominciato le stimabilissime formiche, e con il formicaio esse finiranno, il che fa grande onore alla loro costanza e alla loro positività. Ma l'uomo è un essere sconsiderato e biasimevole, e forse come il giocatore di scacchi egli ama solamente il processo del raggiungimento dello scopo, e non lo scopo medesimo. E chissà (giacchè è impossibile garantirlo), forse tutto lo scopo al quale tende l'umanità consiste soltanto e per l'appunto in questa perpetuità del processo del suo raggiungimento, o in altre parole: nella vita stessa, e dunque non nello scopo considerato di per sè - il quale scopo, si capisce, non dovrà essere altro se non appunto quel due per due quattro, ovverosia una formula; in effetti quel due per due quattro, non è già più vita, signori miei, bensì il principio della morte. Perlomeno, l'uomo ha sempre avuto una certa paura di questo due per due quattro, e io personalmente ne ho paura tuttora. Poniamo pure che l'uomo non faccia altro che andare in cerca di simili due per due quattro, e attraversi gli oceani, e sacrifichi la propria vita in tale ricerca; ma il pensiero di poterli finalmente trovare, di poter arrivare a scoprirli davvero - eh sì, in un certo qual modo gli fa proprio paura. Sì, perchè intuisce che quando avrà trovato, non gli rimarrà più nulla da cercare.[...]
[...] Il raggiungere lo ama, sì, ma il raggiungimento vero e proprio non gli piace neanche un po', il che, s'intende, è una cosa tremendamente buffa. In una parola, l'uomo è davvero fatto in modo strano; ed è molto probabile che in tutto ciò sia racchiuso un qualche calembour. Ad ogni modo, il "due per due quattro" è davvero una cosa insopportabilissima. Il due per due quattro se ne sta lì come uno smargiasso, si piazza proprio in mezzo alla vostra strada, con le mani sui fianchi, e sputacchia. Sono d'accordo che il due per due quattro sia una cosa eccellente; ma se bisogna proprio fare delle lodi, allora anche il due per due cinque è talvolta una cosetta proprio graziosa. [...]
(Fedor M. Dostoevskij - Le memorie dal sottosuolo)

giovedì 11 gennaio 2007

L'assassinio legale


Uccidere chi ha ucciso è, secondo me, un castigo non proporzionato al delitto. L'assassinio legale è assai più spaventoso di quello perpetrato da un brigante. La vittima del brigante è assalita di notte, in un bosco, con questa o quell'arma; e sempre spera, fino all'ultimo, di potersi salvare. Si son dati casi, in cui l'assalito, anche con la gola tagliata, è riuscito a fuggire, ovvero, supplicando, ha ottenuto grazia dagli assalitori. Ma con la legalità, quest'ultima speranza, che attenua lo spavento della morte, ve la tolgono con una certezza matematica, spietata.
(Fedor M. Dostoevskij)

mercoledì 3 gennaio 2007

La Palma Della Mano


Ti racconto di una donna che quando non piove sta distesa per terra. E' distesa da quarant'anni.
Quarant'anni fa, in questo posto, lei aspettava il suo fidanzato, ma lui non arrivò, allora, ha preparato un letto per due e vi si è distesa, ha detto: sono quarant'anni che combatto da sola contro tutto il sistema, sto distesa, e raccolgo chanche, non intraprendo niente, preferisco raccogliere le mie chanche, finchè, la loro massa critica provocherà un'esplosione, ci sarà la seconda venuta di Gesù.
Qui... ci sono le persone per la quali sulla terra non c'è posto, quelle che dovevano morire, ma, nonostante tutto, sono sopravvissute e hanno dato alla luce bambini.
Ascolti?
Ascolti?
Ho molto bisogno di sapere che tu ci sei...
Se tu sapessi, mi piacerebbe tanto portarti tra la gente... Io... Ti mostrerò con con cosa si veste un uomo, come è costruito il suo corpo, ci muoveremo un poco alla volta, perchè non si sa quando ci rivredemo.
Perchè tu ed io, abbiamo lo stesso bisogno, abbiamo bisogno della salvezza.
Se ti sarà concesso di vivere, tu, dovrai vivere nel sistema, gli anni passeranno e tu comincerai a pensarci da solo a come venirne fuori, ed ecco la tua prima possibilità di salvezza: perdere il senno... Perdere il senno. Ti propongo questa possibilità con il cuore. Perdere il senno non è disperazione... è una chanche.
Puoi usarla solo fisicamente, oppure puoi fare come la donna, fare un letto e stenderti, stenderti e fare l'amore.
Ladoni